Dal servizio sostitutivo al servizio alternativo

Servizio Civile, n. 13-14  novembre 1982, pagine 15-17

Ci hanno parlato di sicurezza quando chiedevamo pace. Ci hanno detto che la sicurezza dipende dalle armi. Ma scopriamo che è proprio la corsa agli armamenti la
minaccia più grave alla sicurezza del pianeta. Nell’ipotesi di un attacco nucleare improvviso da parte dell’Urss che colpisse le più grandi città del l’Europa e degli Usa, sono sufficienti due soli sommergibili nucleari dotati di Poseidon per rispondere l’effetto combinato di 320 testate nucleari, distruggere 50 grandi città sovietiche annientando il 30% della popolazione, e il 50% delle industrie.
L’unica sicurezza che oggi offrono le armi è la sicurezza di morire. E se il nostro pianeta vuole vivere, il nome nuovo della sicurezza è cooperazione internazionale
per lo sviluppo.
Nei mari il pesce sta perdendo la capacità di elevata riproduzione. Le risorse del suolo sono state anch’esse depredate. La gran parte dei paesi in via di sviluppo, esclusi quei pochi che mantengono ancora la manodopera in condizioni quasi schiavistiche, negli ultimi 10 anni non hanno goduto di alcuno sviluppo economico, agricolo, industriale.
Milioni di esseri umani, milioni di bambini muoiono di fame. Nel mondo ancora 800 milioni di persone sono analfabete, e ci sono solo 26 milioni di insegnanti. Mentre i soldati e gli addetti all’industria militare superano i 50 milioni. La guerra, la distruzione delle risorse, il mantenimento degli squilibri sembra la logica che domina il mondo. E la guerra, e non la pace è stata la normalità nella storia dell’uomo.
Gli antichi greci chiamavano pace la tregua, l’intervallo tra due guerre, quando stanchi dell’ultima si preparavano alla successiva. Per loro la pace era l’eccezione, la
guerra la norma.
Gli antichi romani chiamavano pax l’atto di sottomissione a cui costringevano i vinti. Questa pax romana era sempre il frutto della guerra.

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Claudio Gentili

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