Così si uccide la speranza nei giovani

Servizio Civile, n. 5 settembre-ottobre 1985, pagina 5

Negli ultimi mesi siamo andati assistendo ad una progressiva prova di forza tra il Ministero della Difesa e gli Enti convenzionati per il servizio civile degli obiettori di coscienza: ne hanno pagato le spese gli obiettori stessi e soprattutto i destinatari dei loro servizi, cioè i poveri.
Il Ministero della Difesa non ha saputo o voluto mantenere gli impegni ripetutamente presi in sedi diverse, attraverso la Direzione di Levadife o direttamente attraverso i! sottosegretario e cioè:
– rispettare i tempi fissati dalla legge in sei mesi per il riconoscimento degli obiettori di coscienza. La norma viene sistematicamente disattesa e la media rimane attestata negli 11-12 mesi per il riconoscimento, ai quali si aggiungono altri 3-4 mesi per la destinazione. E così la media del tempo richiesto all’obiettore per svolgere il suo servizio è globalmente di 33-34 mesi;
– l’avvio di una «Consulta» con rappresentanti degli Enti convenzionati e degli obiettori, con l’obiettivo di affrontare i vari problemi posti dall’obiezione di
coscienza, con un minimo di partecipazione democratica. Appare evidente che i «militari» hanno imposto la loro logica sui tentativi dei civili: di “Consulta” non se ne vuol più sentire parlare.
Di fronte a queste inadempienze, Enti convenzionati e obiettori hanno reagito con le armi democratiche e nonviolente a loro disposizione: proteste, dibattiti, denunce, pressioni sui partiti e sull’opinione pubblica.

[…]

Giuseppe Pasini

Continua a leggere l’articolo in PDF: Servizio Civile 5-1985