Avvenire, 26 novembre 2008
«Il collasso è vicino». Con la riduzione del 42% dei fondi per 2009, il servizio civile stavolta rischia davvero di chiudere i battenti. Per questo Conferenza nazionale degli enti di servizio civile (Cnesc) e Forum permanente del Terzo settore definiscono «inaccettabile» il taglio arrivato con la Finanziaria: dai 300 milioni di euro stanziati dal passato governo si scenderà il prossimo anno a 171. E lanciano la petizione «Salviamo il servizio civile nazionale», sottoscrivibile on line nei prossimi giorni su www.firmiamo.it, per chiedere uno stanziamento di 400 milioni, somma necessaria ad avviare 60mila ragazze e ragazzi e non ridurre I’esperienza – in epoca di emergenza educativa – a realtà di nicchia per pochi privilegiati.
Negli ultimi anni la riduzione dei fondi, combinata con l’aumento dei costi previdenziali e contributivi – oggi al 35% tra Inps, Inail e Irap – aveva già messo a rischio la dimensione di massa di un’esperienza, pur su base volontaria, che garantisce un percorso di cittadinanza attiva a decine di migliaia di giovani, con benefiche ricadute su welfare, beni culturali e ambiente. Dai 56 mila volontari avviati nel 2006 si è scesi a 46 mila nel 2007 e a 34 mila quest’anno. Numero che il prossimo anno ufficialmente dovrebbe dimezzarsi. O piuttosto azzerarsi: il timore diffuso tra i responsabili degli enti – come spiega Licio Palazzini, presidente della Consulta oltre che di Arci Servizio Civile – è che i 171 milioni del 2009 serviranno alla fine a pagare i volontari partiti a fine 2008 e in servizio nel 2009. Poi i bandi per i nuovi progetti 2009 verrebbero pubblicati a fine anno, per far slittare la spesa sui fondi del 2010, che la Finanziaria prevede saranno ugualmente 171 milioni. Per il 2011, poi, gli stanziamenti previsti calerebbero a quota 121milioni. «Non si tratta dunque di un anno di magra – commenta Fausto Casini, presidente Cnesc – ma di una scelta programmatica».
La Conferenza degli enti raccoglie oggi un terzo del privato sociale del settore, con enti “storici” del servizio civile: fra gli altri, Acli, Anpas, Arci Servizio Civile, Associazione Papa Giovanni XXIIl, Caritas, Cenasca-Cisl, Cnca, Misericordie, Federsolidarietà, Focsiv, Legacoop, Ispettorie salesiane e Wwf. Con la Cnesc si schiera anche il Forum permanente del Terzo settore: «Si lede il diritto di scelta dei giovani – dice Maria Guidotti, una delle due portavoce del Forum – incoraggiati verso il servizio civile ma poi esclusi per mancanza di fondi. L’esecutivo toglie mattoni al sistema del welfare, dando in cambio di briciole: si tagliano servizi costosi, ma si dà la social card». «Il servizio civile è e deve rimanere un diritto di tutti i giovani che ne facciano richiesta – aggiunge Fausto Casini – e non solo di un’esigua élite. E’ un’esperienza tutta italiana che l’Europa c’invidia e che non può essere mortificata». A sottoscrivere l’iniziativa di Cnesc e Forum anche i Rappresentanti dei Giovani volontari del servizio civile: «Il valore del servizio civile – dicono – al di là dell’attività di servizio sociale costituisce una palestra di vita all’insegna della responsabilità e del senso civico».
La federazione Scs/Cnos dei Salesiani definisce «contraddittoria» I’azione del governo che reintroduce I’educazione civica a scuola «ma blocca un’esperienza
Che ne è la realizzazione pratica. Per noi Salesiani il servizio civile è invece una risposta al clima di emergenza educativa». «Meglio il servizio civile che l’ora di cittadinanza a scuola», concorda il presidente Acli Andrea Olivero: «L’educazione civica è una responsabilità collettiva dell’intera società, non solo della scuola. Più che incastrarla tra le lezioni, consentiamo a tutti i giovani di vivere un’esperienza formativa unica E’ impensabile che in tempi di emergenza educativa lo Stato rinunci a sostenere l’impegno degli enti nella formazione dei cittadini del futuro».
Luca Liverani
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