Servizio Civile, n. 1 gennaio-febbraio 1985, pagine 10-12
Come molte altre espressioni del linguaggio comune che fanno riferimento alle esperienze umane fondamentali, anche la parola «coscienza» (propriamente: coscienza morale) sfugge ad una precisa definizione concettuale. La «cosa» che con essa viene indicata è appunto un’«esperienza» che, in quanto tale, ha i tratti
dell’immediatezza, ossia di ciò che è vissuto prima ancora di essere «riflesso», cioè tradotto in parole e idee chiare e distinte. Anzi. si tratta in particolare – per la coscienza morale – di un’esperienza che si sottrae alla possibilità stessa di essere esaurientemente espressa nel linguaggio verbale e concettuale, tanto essa è
profonda, fino a comprendere gli aspetti che definiscono l’identità stessa della persona umana, e nello stesso tempo complessa fino ad interessare le più rilevanti dimensioni in cui l’esistenza umana si dispiega.
Si potrebbe sostituire il termine «coscienza» con quello equivalente di «esperienza morale» che ha forse il vantaggio di meglio rispettare la ricchezza e la complessità di ciò cui si allude parlando di coscienza, e quindi di indurre ad una fenomenologia più attenta di tale vissuto. Gli aspetti che in particolare meritano di
essere considerati a questo riguardo sono: quello antropologico-teologico, quello etico-culturale, e quello etico-giuridico.
[…]
Antonio Lattuada
Università del Sacro Cuore
Continua a leggere l’articolo in PDF: Servizio Civile 1-1985
