Caschi bianchi nei Balcani?

Il manifesto, mercoledì 16 dicembre 1998

È cominciata in questi giorni presso la commissione Affari Esteri del Parlamento europeo la discussione di un progetto di raccomandazione al Consiglio per l’istituzione di un Corpo civile di pace europeo. Già in parecchie risoluzioni parlamentari precedenti veniva fatto esplicito riferimento a tale opzione e alla luce degli ultimi avvenimenti l’iniziativa, promossa da una trentina di eurodeputati di tutti i gruppi, assume un valore di assoluto rilievo.

L’Unione europea ha bisogno di crescere sul piano politico e il prossimo decollo dell’Euro non fa che mettere a nudo una volta di più i limiti di un processo di integrazione che non riesce ancora ad andare oltre la dimensione economico-monetaria. Il Trattato di Amsterdam, che in base alle attese avrebbe dovuto affermare il salto di qualità delle istituzioni europee, ha prodotto in realtà pochi cambiamenti sostanziali, arrivando a sancire di fatto l’indisponibilità degli stati membri a credere ad una vera prospettiva di integrazione politica.

A fare le spese di questo stallo è stata sicuramente la politica estera e di sicurezza comune ridotta a Cenerentola impaurita, in preda ad uno scoraggiante e penoso disorientamento. Come se non fossero bastati la guerra in Bosnia ed il conflitto nel Kosovo, negli ultimi giorni si è aggiunto anche il caso Ocalan a testimoniare l’impossibilità di trovare una coesione diplomatica almeno formale fra i quindici paesi dell’Unione.

Lo ripetiamo: la debolezza dei meccanismi di prevenzione dei conflitti, in Europa come altrove, costituisce un fattore costantemente e colpevolmente sottovalutato dalla comunità internazionale. Il rafforzamento e l’allargamento della Nato fanno da contraltare all’indebolimento e al lo svuotamento di mezzi e contenuti dell’Osce. La prevenzione si riduce a contenimento e il ruolo dei civili cede il passo alle gerarchie militari che sempre più spesso si occupano anche di assistenza umanitaria (vedi la crisi albanese del 1997).

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Daniel Cohn-Bendit

Paolo Bergamaschi*

*Gruppo Verde del Parlamento europeo

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