«Caro Occhetto, questa è la naja»

L’Unità, giovedì 22 dicembre 1988, pagina 6

Caro Occhetto, mi trovo a dover scrivere questa lettera per ricordare al partito, ai comunisti, un problema che riguarda me assieme a centinaia di migliaia di giovani italiani le condizioni dei giovani militari di leva.
Debbo premetterti che ho intrapreso questi dodici mesi, come tanti ragazzi: un impegno gravoso, una cosa da affrontare e risolvere per poi cominciare a progettare il dopo (l’università, lo studio, la ricerca di un lavoro e di una autonomia da casa) senza particolari entusiasmi, ma anche senza particolari prevenzioni, forse persino con un pizzico di curiosità.
Oggi dopo alcuni mesi vivo questa mia condizione in modo così pesante e insopportabile che sento il bisogno di porre a te, a tutto il partito, alla Fgci, delle domande affinché questo stato di cose cambi e questa situazione con si protragga all’infinito ingoiando in una specie di «buco nero» un anno della vita di centinaia di migliaia di giovani.
Non mi pesano i sacrifici materiali, che pure ci sono, quanto la sensazione che avverti immediatamente, sin dal primo giorno di Car, di entrare in un altro mondo completamente separato che vive di vita propria di cui non capisci, e non riuscirai a capire, il senso e le finalità. A cosa serve? A chi serve quest’anno buttato?
(…)
Franco
da una caserma di Palmanova

 «Caro Franco, già da ora si può cambiare»
Caro Franco, i problemi che poni, con tanta sofferta partecipazione, riguardano tutti i giovani e le famiglie italiane.
Al congresso della Federazione giovanile comunista, che si è tenuto nei giorni scorsi a Bologna, ho cercato di dare una risposta alla domanda che tu e i giovani di leva ponete anche al nostro partito.
«Si può, subito – ho detto in quell’occasione -, dimezzare il periodo di leva e integrare l’addestramento della difesa militare con quello alla protezione civile. Ma credo – ho aggiunto – che si possa andare oltre… Anche in questo campo si può, si deve immaginare il nuovo. Si potrà e si dovrà, presto, passare ad un progetto di trasformazione più radicale che da un lato estenda il servizio di difesa civile e dall’altro lato, predisponendo tutte le garanzie democratiche necessarie, renda professionali e quindi non di leva i compiti e le strutture di difesa militare».
(…)
Achille Occhetto

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