«Caro Cossiga, la legge s’ha da fare»

L’Unità, martedì 4 febbraio 1992, pagina 5

ROMA. Cossiga, nel suo messaggio di domenica agli italiani, ò stato chiarissimo, la legge sull’obiezione di coscienza non gli piace e vuole che, ad occuparsene, sia il prossimo Parlamento. Altrettanto chiari sono stati, ieri, moltissimi deputati e senatori di questo Parlamento: noi abbiamo approvato quella legge e noi, dopo che il presidente l’ha rinviata alle Camere, abbiamo il diritto-dovere di discuterla e votarla di nuovo. La pensano così tutti i gruppi parlamentari, tranne parte del Pri, Pli e Msi.

È un vero e proprio braccio di ferro il cui esito conosceremo soltanto fra qualche giorno. Una cosa è certa, con il passare delle ore, l’impressione che Cossiga alla fine «perderà» diventa più consistente. I presidenti di Camera e Senato hanno già convocato le conferenze dei capigruppo. In, quella sede, potrebbe essere deciso di sottoporre il provvedimento all’esame delle aule.

La posta in palio – giova ricordarlo – è una legge, approvata a larghissima maggioranza lo scorso 16 gennaio (votarono contro soltanto i missini), che, dopo anni e anni di discussioni e di polemiche, parifica finalmente il servizio militare e quello civile. Riconoscendo a chi «odia le armi» il diritto, reale, effettivo, tutelato dallo Stato, ai non impugnarle. La patria si difende anche assistendo gli anziani o gli handicappati (il servizio civile, appunto).

Il presidente della Repubblica, quando erano già passati quindici giorni dal voto definitivo, ha rinviato il provvedimento alle Camere, perché «ha sollevato in me tanti dubbi, dubbi giuridici, civili ed anche morali…». In sostanza, il capo dello Stato dice: oltre ai diritti, degli obiettori, bisogna tutelare anche quelli della Patria, perché la Costituzione sancisce il dovere di difenderla con le armi… E dunque, argomenta Cossiga, facciamo in modo che la scelta dell’obiettore sia autentica, impediamo a tanti fannulloni di dichiararsi obiettori con il solo scopo di evitare la naia. Parole e convincimenti più volte ripetuti, in questi anni, dal Msi e dai settori della Dc più legati ai vertici delle Forze armate.

Dubbi, comunque, legittimi. Altrettanto legittimo è l’atto di rinviare una legge alle Camere. Solo che Cossiga lo ha fatto un giorno prima di scioglierle. Mettendo in forse, così, la loro possibilità (sancita dalla Costituzione) di riesaminare e rivotare la legge.

Se questo riesame non avvenisse, il capo dello Stato eserciterebbe, nei fatti, un potere di veto che la Costituzione non gli concede. Cancellerebbe, cioè, la volontà del potere legislativo.

Contro questa ipotesi hanno protestato e protestano quasi tutti i gruppi parlamentari. Ieri Ugo Pecchioli, presidente dei senatori del Pds, ha incontrato il ministro della Difesa Rognoni e ha inviato una lettera a Giovanni Spadolini, presidente del Senato. Vi si legge: «Desidero pregarla di esaminare, nella sede dei Presidenti dei Gruppi, i modi e i tempi per riproporre all’Aula l’approvazione della legge sull’obiezione di coscienza, il fatto che le Camere siano state sciolte non può costituire ostacolo a una rapida soluzione del problema».

Spadolini ha risposto immediatamente: «Non mi sfugge il rilievo politico e giuridico della questione …». La conferenza dei capigruppo, in Senato, si riunirà mercoledì 12. Prende corpo un’ipotesi: già l’indomani, giovedì 13, la legge sull’obiezione potrebbe essere discussa in aula.

Toccherà, però, prima alla Camera. La presidente Nilde Iotti ha convocato per domani alle 11 la conferenza dei capigruppo. Che, oltre ad occuparsi del decreto anti-racket, presumibilmente deciderà anche se e quando sottoporre il provvedimento sull’obiezione all’esame dell’aula. L’appuntamento potrebbe essere per i primi giorni della prossima settimana.

Il fronte dei favorevoli alla legge sull’obiezione è ampio, compatto, grintoso (in primo piano: Pds, sinistra giovanile, movimento dei giovani socialisti, Verdi, i cui parlamentari hanno annunciato uno sciopero della fame, vasti settori della Dc, Rifondazione comunista…). Ieri, la Loc (lega obiettori di coscienza) ha donato a Cossiga una scatola di soldatini.

Niente, comunque, è scontato. Perché il presidente della Repubblica ha ricevuto, per la sua iniziativa, il plauso esplicito di repubblicani, missini, liberali. Lo scontro, in aula, potrebbe essere duro.

Giampaolo Tucci

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