Nessuna immagine disponibile
Obiezione di coscienza e rifiuto del servizio militare
 Autore: Centro Documentazione di Agrigento  Editore: Editrice Centro di documentazione Agrigento  Anno: 1973  Pagine: 128 Leggi l'indice
Descrizione:

Obiezione di coscienza e rifiuto del servizio militare. “Quaderni del Centro Documentazione di Agrigento” n. 3. Editrice Centro di Documentazione, Agrigento [1973]

Fin dall’Unità d’Italia la Sicilia ha manifestato la sua avversione nei confronti dell’esercito. Infatti, dopo le grandi speranze suscitate dalle promesse di Garibaldi (soppressione delle tasse sul grano, niente servizio di leva obbligatorio, ecc.), arrivò l’Unità e con essa le disillusioni: uno dei primi atti dello Stato unitario infatti fu proprio l’istituzione del servizio militare obbligatorio. I giovani siciliani rifiutarono in massa questa costrizione e, per sfuggire alla repressione che sarebbe stata senz’altro feroce, si rifugiarono sulle montagne, dando così inizio al fenomeno del cosidetto «banditismo», generato – come si vede – da ovvie ragioni di sussistenza.
Lo stesso movimento di massa di renitenza alla leva si ripeté in vari paesi della Sicilia, all’indomani della seconda guerra mondiale: i proletari siciliani rifiutarono di andare al servizio militare il quale chiedeva loro di prepararsi nuovamente alla guerra per difendere gli interessi dei gruppi finanziari e monopolistici. A Palma di Montechiaro i giovani contadini si ribellarono e bruciarono le cartoline-precetti in piazza (vedi testimonianza di un vecchio bracciante di Palma). La repressione dello stato si scatenò, provocando l’uccisione di parecchi contadini.
Infine, la drammatica situazione che si è venuta a creare nella Valle del Belice dopo il terremoto del ’68 ha provocato una nuova mobilitazione popolare contro il servizio militare, con motivazioni prettamente politiche; i giovani del Belice infatti dicevano: «la nostra popolazione è vittima dello sfruttamento capitalistico e dello stato borghese al servizio del capitale, per cui ci rifiutiamo di servire un esercito che è uno dei principali strumenti di repressione anti-popolare nelle mani della borghesia. Le nostre braccia ed il nostro cervello li vogliamo utilizzare per ricostruire e sviluppare la nostra zona e non per prepararci a distruggerla». Di fronte a questa mobilitazione popolare che ben presto ha trovato una vasta solidarietà in tutta Italia, lo stato ha dovuto cedere ed approvare una legge che esonerava i giovani di leva della Valle del Belice dal servizio militare. D’altra parte questa lotta di massa ha largamente favorito la ripresa del discorso sull’obiezione di coscienza e sulla funzione dell’esercito.

[dalla Premessa]