Casco bianco. Difensore dei diritti umani
Autore: Carlotta Bellini, Matteo Mascia, Marco Spinnato Anno: 2006 Pagine: 133 Leggi l'indiceBellini, Carlotta, Mascia, Matteo, Spinnato, Marco. Casco bianco. Difensore dei diritti umani. [S.l. s.n.], 2006
I miei primi contatti con la realtà dei Caschi Bianchi risalgono all’inizio degli anni novanta del secolo appena trascorso.
Erano venuti a trovarmi a Padova, nella sede del Centro diritti umani dell’Università, alcuni giovani della “Papa Giovanni XXIII”: ricordo per tutti Giovanni Grandi e Samuele Filippini. Mi colpì la loro ricerca, tanto umile quanto pervicace, di dati cognitivi che anche sotto il profilo giuridico avallassero la loro vocazione di costruttori di pace.
In Italia, si era ancora in un tempo in cui l’obiezione di coscienza al servizio militare stentava ad essere riconosciuta dalla legge come “diritto”.
Negli ambienti dell’associazionismo ci si sarebbe accontentati di un “diritto soggettivo”. Io spiegai agli amici della “Papa Giovanni” che esiste una differenza sostanziale tra diritti soggettivi e diritti fondamentali della persona.
Li informai che sia la Commissione diritti umani delle Nazioni Unite sia il Parlamento Europeo si erano più volte espressi, con apposite Risoluzioni, nel senso di considerare l’obiezione di coscienza al servizio militare quale articolazione del “diritto umano ” alla libertà di coscienza.
Dunque, l’obiezione di coscienza essa stessa diritto umano: come tale, inviolabile e inalienabile, diversamente dal diritto soggettivo, che oggi il legislatore attribuisce ai cittadini ma domani può anche sopprimere.
Un successivo momento, incancellabile dalla mia mente (e dal mio cuore), fu quando, nell’ottobre del 1994 a Falconara, mi trovai a fianco di don Oreste Benzi per portare un saluto al secondo scaglione di Caschi Bianchi in procinto di partire per i territori della ex Jugoslavia, all’interno di un progetto del Consorzio Italiano di Solidarietà.
In quella sala, mi colpirono la folta presenza femminile e l’atmosfera di intensa, affettuosa partecipazione di tutti. Anche in questa occasione, dissi il mio pensiero su chi è il Casco Bianco e di quale alta legittimazione è rivestito il suo ruolo.
A qualche anno di distanza, ribadisco che la prima, più genuina identità del Casco Bianco è quella di una persona che dimostra, con “comportamenti di pace” coraggiosi e rischiando per così dire in proprio sui campi della sofferenza umana, il suo impegno di dare attuazione all’articolo 28 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Ogni essere umano ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale tutti i diritti e le libertà enunciati nella presente Dichiarazione possono essere pienamente realizzati”.
Il Casco Bianco è dunque agente di pace positiva anche e soprattutto in situazioni dove la violenza non è sopita e le violazioni dei diritti umani sono estese e reiterate. Egli testimonia l’inscindibilità del binomio vita/pace, servendo e proteggendo vite umane in carne ed ossa, dove e quando queste più soffrono.
[dalla Prefazione]
