1949

6 febbraio

Comandato a presentarsi al CAR di Casale Monferrato, Pietro Pinna viene imprigionato per “rifiuto di obbedienza”.

 

30 agosto

Il Tribunale Militare di Torino processa Pietro Pinna per la sua obiezione di coscienza; tra i testi a favore anche l’on Calosso e Aldo Capitini.

 

5 ottobre

Pietro Pinna, dopo aver scontato la pena in carcere, viene nuovamente condannato a 8 mesi per lo stesso reato.

 

26 ottobre

Ventitré parlamentari inglesi inviano una lettera per intercedere per il caso dell’ obiettore Pietro Pinna al Presidente della Repubblica Einaudi e al Presidente del Consiglio De Gasperi.

 

3 novembre

Il Presidente del Consiglio De Gasperi in una lettera ai parlamentari inglesi scrive che per quanto riguarda l’obiezione di coscienza “si tratta di istituti giuridici che possono essere introdotti solo con estrema cautela nelle Nazioni che hanno esercito permanente e servizio militare obbligatorio, affinché non siano snaturati nella loro essenza e nel loro fine”.

 

23 novembre

Il socialista Calosso e il cattolico Giordani presentano alla Camera una proposta di legge per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza.

 

29 dicembre

Pietro Pinna rifiuta il condono per l’anno santo, ma la procura militare lo scarcera ugualmente precettandolo per il servizio di leva a Bari.